LIVORNO - Un corteo guidato da madri che chiedono verità e giustizia per i loro figli morti ammazzati in carcere, in piazza, qualcuno perfino nella propria abitazione. Storie diverse che hanno però un punto in comune: la voglia di sapere la verità. Perché queste madri non hanno dubbi, i loro figli non sono morti per “cause naturali” e non si sono suicidati: sono stati uccisi. E i sospetti in molti di queste storie cadono su secondini, carabinieri e poliziotti ovvero coloro che dovrebbero garantire l’incolumità dei cittadini e non il contrario. Sabato 16 gennaio a Livorno queste madri per la prima volta si sono riunite, si sono conosciute personalmente, hanno fatto fronte comune sfilando in corteo per le strade di Livorno chiedendo verità e giustizia. Anima della protesta Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, morto nel 2003 all’interno del carcere livornese delle Sughere in circostanze ancora da chiarire.
Le testimonianze. Insieme a lei chiedono giustizia i genitori di altri ragazzi accomunati dallo stesso doloroso destino: i casi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e Carlo Giuliani sono noti alle cronache nazionali ma ve ne sono tanti, troppi, altri: Niki Aprile Gatti, Aldo Bianzino, Stefano Frapporti, Giulio Comuzzi e Riccardo Rasman solo per citarne alcuni. Un corteo pacifico, senza nessuna bandiera di partito per precisa volontà degli organizzatori, dove i partecipanti, circa un migliaio provenienti da varie parti d’Italia, hanno sfilato accompagnati dalle canzoni di Fabrizio De Andrè che hanno fatto da colonna sonora alle testimonianze di amici, genitori e parenti di queste “vittime dello Stato”. La prima è quella di Rita Cucchi, la madre di Stefano, morto a Roma dopo essere stato arrestato in circostanze controverse. Non era fisicamente presente alla manifestazione ma vi ha aderito idealmente inviando una lettera che è stata letta all'avvio del corteo: “Dobbiamo continuare a lottare per ridare dignità alla morte dei nostri figli e per continuare a chiedere verità e giustizia a quelle istituzioni nelle quali abbiamo ancora fiducia non solo come madri, ma come cittadine italiane. Quello che è accaduto a noi non deve capitare ad altri giovani e ad altri genitori, queste morti sono inaccettabili per uno stato democratico e civile come l’Italia”.
Particolamente toccante la testimonianza di Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti, morto a 26 anni nel carcere fiorentino di Sollicciano: “Abbiamo voluto tenere fuori tutti i partiti da questa manifestazione perché quando abbiamo chiesto il loro aiuto ci hanno lasciato soli. Io ho scritto a tutti anche al ministro Alfano che non si è nemmeno degnato di rispondermi, nemmeno tre righe. La verità è che rispondono solo a chi vogliono – ha detto trattenendo a stento le lacrime - questo non è umano, non è normale, non è civile. Mio figlio era un ragazzo normale, incensurato, lavorava come tecnico informatico. Lo hanno accusato di una truffa informatica insieme ad altre persone ma in galera ci hanno sbattuto solo lui. In isolamento. Dopo quattro giorni era morto. Hanno detto che si era impiccato ma sono sicura che non è così”.
“Ci hanno detto di chiudere”. Qualche polemica è nata sulla gestione della manifestazione sotto il profilo dell’ordine pubblico. A finire nel mirino sono state le autorità ree di aver blindato il centro cittadino per una manifestazione in cui il rischio di incidenti era praticamente nullo essendo organizzato e guidato da mamme. I negozi hanno accolto il corteo con le serrande abbassate per il timore di incidenti. Spiega una commessa: “Sono venute delle persone che ci hanno consigliato di chiudere avvertendoci che sarebbe passato un corteo per le vie del centro. Tra i commercianti della zona si è sparsa la voce e molti per sicurezza hanno chiuso ma non ci hanno detto chi e perché manifestava” .
17 gennaio 2010
14 gennaio 2010
QUESTO E' UN UOMO
Dal Corriere delle Alpi apprendo di questo episodio di straordinaria umanità nell'accezione più nobile del termine. Una storia semplice. Damolin, parroco di Ravina, un piccolo borgo trentino ai piedi del Monte Bondone durante una Messa ha rinunciato all'omelia: "Stasera niente omelia - ha detto scendendo dal pulpito - non mi sono comportato bene con un extracomunitario e quindi non mi pare il caso di mettermi a fare la predica a voi. No, niente di grave - ha poi spiegato il parroco che vanta un'esperienza missionaria decennale in Ciad - ma ci sono rimasto male. Ho passato una notte tormentata. E, il giorno dopo, non me la sono sentita di predicare agli altri... Tutto qui. Basta". Dopo la squallida vicenda di Coccaglio e la cacciata dei migranti da Rosarno sapere che in Italia esistono anche persone come don Gianni è un sospiro di sollievo, una boccata d'aria fresca. Questo è un uomo.
10 gennaio 2010
DOV'E' DIDOU?
Don Pino Varrà, parroco di Rosarno
da Repubblica.it
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26 novembre 2009
' PRO '
Ce l'ho fatta. La doppia sfida in terra romana ha dato esito positivo. Il cospicuo vantaggio conseguito nella gara di andata all'Hotel Ergife è stato gestito abbastanza comodamente nel retour match giocato nelle oscure stanze della sede di via Parigi.
Una sfida è stata vinta.
Un obiettivo importante raggiunto.
Sono un giornalista professionista.
E ora ?
Una sfida è stata vinta.
Un obiettivo importante raggiunto.
Sono un giornalista professionista.
E ora ?
7 novembre 2009
ESORDIO IN EUROPA (LEAGUE) ;D
Ieri sera è arrivato anche l'esordio in campo internazionale: Roma-Fulham di Europa League. Partita abbastanza bruttina che i giallorossi alla fine riescono a portare a casa dopo aver chiuso il primo tempo sotto di un gol. E una consapevolezza: qualsiasi cosa uno scriva nelle pagelle ci sarà sempre qualcuno che ti dirà che non capisci una mazza. Ok, forse non solo nelle pagelle... :)
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